Il mio primo Giir

32 km e 2430 metri di dislivello dopo anni di sole mezze e maratone su asfalto. Non una gara, un test: per capire se la corsa in montagna è qualcosa che voglio davvero imparare a fare.

26 lug 2026 Giir di Mont · Premana dislivello 2430 m tempo ufficiale 5:25:46

Diciassette maratone e mezze, quasi tutte su asfalto piatto, gestite col cronometro in mano. Il Giir di Mont è un'altra cosa: 32 km reali, 2430 metri di dislivello positivo, single track tra Premana e la Costiera dei Cech. Non l'ho corso per fare un tempo. L'ho corso per scoprire se la corsa in montagna — sentieri, salite ripide, discese tecniche — è uno sport che voglio iniziare a prendere sul serio, o solo una curiosità da togliersi una volta.

32,25 km
distanza
2430 m
dislivello positivo
5:25:46
tempo ufficiale
204°/234 assoluto

Il percorso, tra l'altro, quest'anno non era nemmeno quello originale: un incendio in Val Fraina ha costretto gli organizzatori a tagliare il passaggio alla Bocchetta di Larec, sostituendolo con un giro alternativo. Il bello è che l'unico allenamento di ricognizione che avevo fatto era — per l'appunto — proprio sul tratto della Bocchetta di Larec, quello escluso. Mi sono preparato per una gara che non si è corsa.

La salita: la parte che mi è venuta bene

In salita mi sono trovato a mio agio da subito. Passo regolare, respiro sotto controllo, nessuna delle crisi che temevo affrontando un dislivello che non avevo mai visto in gara. È la parte in cui il mio motore da fondista — costruito su anni di volume su strada — ha pagato: si sale con lo stesso tipo di sforzo prolungato e regolare a cui sono abituato, solo in verticale invece che in orizzontale.

Marco in salita durante il Giir di Mont 2026
In salita — la parte della gara dove mi sono sentito a casa

La discesa: dove ho scoperto di non fidarmi

Poi è arrivata la discesa da Deleguaggio a Premana, e lì la storia cambia. Tecnica, ripida, su un terreno che non conosco: ho avuto paura di storpiarmi una caviglia, e invece di rischiare ho scelto la prudenza assoluta. L'ho camminata per intero. Non un'esagerazione: proprio tutta, dall'inizio alla fine. Nessun runner di montagna vero lo farebbe, ma io non lo sono — ancora.

La discesa da Deleguaggio a Premana durante il Giir di Mont 2026, camminata per prudenza
Da Deleguaggio a Premana — camminata, non corsa

Perché non ho spinto

Zero crisi in tutta la gara, e non è un caso: da programma questa doveva essere un'uscita chill, non un'impresa, ed è andata esattamente così. C'è anche un motivo più a monte. Quest'estate ho preso più di un colpo di calore correndo a mezzogiorno sotto il sole — l'ho misurato e ne ho scritto qui — e arrivo a questa gara mentalmente un po' esausto. Il Giir, in questo senso, è stato anche un giorno di recupero mascherato da avventura: ho dato il cinque a più bambini possibile lungo il percorso, mangiato riso ai ristori senza fretta, scherzato quanto potevo. All'Alpe Solino c'erano il mio amico Stefano — che ha scattato queste foto, e gliene sono grato — e mio papà: due chiacchiere e via, altro che ritmo gara. E al passaggio del Piz Dalben, i matti di cannella_cc incitavano tutti i concorrenti come forsennati — quel tipo di tifo che ti tira su anche quando non ne hai bisogno.

Sbaglio anche da ammettere: a metà gara, verso il 17° km, ho perso il sentiero per un centinaio di metri — lo dice il GPS, non la memoria: un'uscita e un rientro sullo stesso punto esatto, circa 400 m e 3 minuti persi inseguendo la traccia giusta. Poco, ma reale, e onestà vuole che resti scritto.

Marco in vetta durante il Giir di Mont 2026
In vetta — il punto più alto della giornata, in tutti i sensi

All'arrivo: sollievo, e un conto onesto coi numeri

Al traguardo la sensazione principale è stata sollievo — non essermi fatto male in discesa, dopo quanto ero stato prudente, valeva più di qualsiasi piazzamento. Ed è arrivata anche soddisfazione, nonostante il tempo ufficiale (5:25:46, 204° assoluto su 234) non dica granché di quello che avevo nelle gambe. La verità è un'altra: se avessi corso questa gara sul serio, spingendo in discesa invece di camminarla da ultimo della fila, sono convinto che un sub-4h fosse alla portata. Ma non era quello il punto. Il Giir di Mont era un test — la prima volta che mi cimento nella corsa in montagna — e come test ha risposto benissimo: la salita mi piace e mi riesce, la discesa è tutta da costruire, e la prudenza di oggi è la base su cui imparare a fidarmi domani.

Quello che porto a casa. Il motore da fondista regge bene la salita anche fuori dal suo terreno abituale. La discesa tecnica è una skill separata, non un sottoprodotto del volume su strada — e oggi non ce l'avevo. Prima di rifarlo sul serio, serve costruirla apposta: tecnica di discesa, caviglie, fiducia sul terreno instabile.