La soglia dei 26 gradi

Sospettavo che correre a mezzogiorno d'estate mi stesse facendo male. Invece di fidarmi della sensazione, ho tirato fuori 7 mesi di dati Strava. La sensazione era giusta — ma il numero è più preciso.

21 lug 2026 dataset 68 corse · gen–lug fonte Strava + meteo orario reale lettura 4 min

A giugno, dopo alcune uscite nell'ora di pranzo sotto il sole, sono stato male per giorni. Stanchezza anomala, gambe vuote, sonno disturbato. Il sospetto era il caldo. Ma "il caldo" non è un dato: è una scusa buona per qualsiasi giornata storta. Così ho fatto quello che faccio con gli atleti che seguo — l'ho misurato.

Il metodo, dichiarato prima dei risultati

Ho preso tutte le mie corse dal 1° gennaio al 20 luglio 2026 e ho isolato quelle comparabili tra loro: partenza tra le 11 e le 16, distanza 4,5–14 km, percorso piatto (meno di 15 m di dislivello per km), niente ripetute, gare o lunghi. Restano 68 corse (una scartata per meteo mancante) — di fatto sempre lo stesso giro, alla stessa ora, per sette mesi. Un esperimento naturale involontario.

Il giro

6,54 km · 72,6 m dislivello (11,1 m/km) · GPS reale, 25 maggio

il pallino segna partenza e arrivo — è un anello

A ogni corsa ho associato la temperatura reale di quel giorno, a quell'ora, in quel punto GPS — non una stima: dati orari Open-Meteo (la stessa fonte, la stessa pipeline che uso per il meteo delle gare nel cruscotto storico), incrociati col timestamp esatto di partenza. Prima di avere questo dato usavo una curva climatologica stagionale come proxy: funzionava, ma era una stima. Questi numeri sono il termometro vero di quel giorno.

4:36
passo medio /km
fino a 25 °C (n=59)
5:25
passo medio /km
oltre i 26 °C (n=6)
+49 s/km
il costo del caldo
oltre la soglia

Il risultato: non una salita, un gradino

Mi aspettavo un degrado graduale: più gradi, più lento, in proporzione. I dati dicono un'altra cosa. Fino a 25 °C il passo medio è stabile — la nuvola di punti oscilla tra giornate veloci e lente, ma la media non si muove. Tra 25 e 26 °C si rompe. Il passo medio salta di quasi 50 secondi al chilometro, e compaiono le uscite fuori scala: 6:27/km l'8 giugno (25,5 °C), 6:45/km il 13 giugno (29,0 °C). Le stesse gambe, lo stesso giro, un mese prima giravano a 4:30. Solo 6 corse cadono sopra i 26 °C in sette mesi — è il prezzo di isolare bene il segnale: pochi punti, ma puliti.

Passo vs temperatura reale · 68 corse di pranzo, stesso giro

temperatura oraria reale (Open-Meteo), non stimata · dimensione del punto = distanza · tocca un punto per data, passo e km

Passo medio 4:36/km fino a 25 gradi, 5:25/km oltre i 26.
corsa di pranzo media per fascia soglia 26 °C

Fisiologicamente ha senso: il corpo smaltisce calore finché il bilancio termico regge, poi la termoregolazione entra in competizione diretta con la corsa — il sangue va alla pelle invece che ai muscoli, la frequenza cardiaca sale a parità di passo, e il costo di ogni chilometro esplode. Non è che a 28° si corre "un po' peggio" che a 24°. È un altro sport.

Quello che il gradino non spiega

Con la temperatura vera al posto della stima, un'ipotesi che avevo — "il danno è caldo × durata" — non regge più pulita. Il 4 luglio ho corso 13,5 km a 30,8 °C, la giornata più calda del dataset, a 4:44/km: quasi normale. Il 13 giugno, 13,3 km a 29,0 °C, è il punto peggiore in assoluto: 6:45/km. Stessa durata, stesso caldo, esito opposto. Il 13 giugno arriva sette giorni dopo una gara verticale (Reseg Up) — probabile recupero incompleto, non solo termometro. Con 6 corse sopra soglia non ho i numeri per isolare la causa: serve più dato, non una storia già scritta.

Onestà sui limiti

Tre cose che questo grafico non può dirvi, e che un'analisi seria deve ammettere. Primo: nella finestra in cui sono stato male c'erano anche una maratona (Lussemburgo, 16 maggio) e una gara verticale (Reseg Up, 6 giugno) — caldo e mancato recupero sono aggrovigliati, e con questi dati non li separo. Secondo: parte del rallentamento estivo è voluto, perché da giugno corro i lenti da lenti veri; ma un salto di 49 s/km è più grande di qualsiasi correzione volontaria. Terzo: senza frequenza cardiaca sui lenti sto misurando quanto rallento, non quanto fatico — il passo è la conseguenza, non il costo fisiologico. Quarto: solo 6 corse superano i 26 °C — abbastanza per vedere il gradino, non abbastanza per scomporne le cause (durata, umidità, recupero). La fascia sui facili e il punto di rugiada sono il prossimo sblocco.

Le regole che ne ho tirato fuori

La parte che funziona già. Dal 22 giugno, inizio del blocco 5k, ho spostato tutto: una sola corsa nella finestra 11–16 su oltre venti uscite. Il grafico dei prossimi mesi avrà pochi punti nella zona rossa — ed è esattamente il punto.
Prossima iterazione. Ora che il meteo è reale, mancano due pezzi: la frequenza cardiaca sui lenti, per misurare il costo del caldo a parità di motore e non solo il rallentamento; e il punto di rugiada al posto della temperatura secca, per separare il caldo secco (4 luglio, quasi normale) da quello umido (8 e 18 giugno, malissimo). Quando i dati ci sono, il grafico si aggiorna e questo articolo pure.